Blinding Light
7 luglio - 3 ottobre

Cornelia Badelita, Pier Paolo Calzolari, Robert Gligorov, Paolo Grassino
e Bernardì Roig

La Galleria Maurizio Caldirola Arte Contemporanea è lieta di presentare la mostra collettiva dal titolo “Blinding Light”, con la partecipazione di Cornelia Badelita, Pier Paolo Calzolari, Robert Gligorov, Paolo Grassino e Bernardì Roig.
Gli artisti, accomunati dall’interesse per ciò che si trova al di là delle facoltà conoscitive dell’uo- mo, avviano una riflessione sul percorso turbolento compiuto dall’anima, una volta abbandonato il corpo per una meta incerta e indefinita. Una combinazione perfetta di luce e monocromia è il file rouge dell’intera mostra che definisce un percorso espositivo che non lascia spazio al colo- re. Il bianco, disfandosi delle consuete associazioni di purezza e candore, appare invece freddo, invalicabile, indistruttibile. Il bianco è luce, una luce assoluta ed accecante al tempo stesso ricca di infinite potenzialità.

Bernardì Roig sviluppa il suo intero corpus artistico proprio intorno al concetto di luce e alle metafore che da essa derivano, indagando uomini colti in crisi esistenziali ed epocali. La scultura Study for a portrait of the devil (2015), così come tutte le opere realizzate dall’artista, ha gli occhi chiusi. Una luce intensa, in questo caso emanata dal neon Noli me tangere the balls (2017) che gioca ironicamente con la frase pronunciata da Gesù al momento dell’ascensione, rivela un volto disfatto, irriconoscibile nei suoi tratti somatici che sfocia nella pazzia e nell’irrazionalità.
Anche Sting, nel ritratto realizzato da Robert Gligorov Fatal Insomnia: Sting (1998) nega allo spet- tatore il proprio sguardo. Un espediente per impedire la comunicazione e sottrarsi ad ogni forma di dialogo, una barriera emotiva resa ancora più esplicita dal bianco totalizzante. Nonostante questo, la fotografia sembra capace di intrappolare per sempre l’anima del cantante all’interno dello scatto.
Il tema della sottrazione lo si ritrova nell’opera di Cornelia Badelita 0000 II (2014) nel quale l’uomo rappresentato tenta in ogni modo di nascondersi, di sfuggire alla rappresentazione dell’artista. Paolo Grassino nella Serie Zero (2018) raffigura uomini a grandezza naturale senza volto, spogliati della propria identità. Uomini ridotti a meri involucri subiscono una metamorfosi grazie alla quale il vuoto interiore viene sostituito da qualcosa di naturale, una ramificazione che si espande nello spazio della Galleria.
Pier Paolo Calzolari, nell’opera Senza Titolo (1969), secondo una dimensione alchemica elabora una materia viva, in cui i materiali utilizzati - come il sale o il tabacco - perdono la loro condizione statica per espandersi nell’ambiente delineando una nuova dimensione spaziale e temporale che tende verso il trascendente.

(testo di Francesca Barberi, Isabel Poma)